Scrp, un percorso sbagliato! serve un vera società pubblica per i cittadini

CSC_00891-300x225 (1)Esprimo un’opinione in merito alla dismissione ed a quella che giudico una debole prospettiva operativa della Società Cremasca Reti e Patrimonio.

Confesso che sono rimasto sconcertato dalla leggerezza con cui i Sindaci e gli amministratori del territorio hanno, di fatto, liquidato S.C.R.P. calando il sipario su una società che, attraverso varie partecipazioni,ha gestito con luci ed ombre – le seconde, purtroppo, prevalenti – servizi importanti per il territorio quali: raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani e industriali,distribuzione di acqua e metano, teleriscaldamento, centro natatorio, parcometri e illuminazione pubblica. Un patrimonio consistente e prezioso che richiedeva nella gestione competenze e cure che non vi sono state.

In queste settimane a quel che resta della società è stato assegnato il ruolo del tutto marginale di “organismo di controllo dei servizi esternalizzati (leggete privatizzati) dai comuni soci.

Un compito che, a mio parere, potrebbe essere svolto con efficacia e senza costi aggiuntivi da un “comitato di sorveglianza” composto dai rappresentanti degli utenti dei servizi, delle istituzioni e delle associazioni di difesa dei consumatori .

I Sindaci , non importa la loro collocazione politica, nella corsa alle privatizzazioni non esistono steccati ideologici, in poco tempo hanno consegnato alla multinazionale A2A e a società private beni che appartenevano alla comunità e che i rappresentanti delle istituzioni erano tenuti a gestire al meglio, per la durata del loro mandato, anziché disfarsene come fossero inutile zavorra.

Constato con rammarico che non un solo Sindaco ha messo in dubbio la validità di questa scelta, i più intraprendenti hanno avanzato qualche critica di metodo ad esempio: sulla correttezza delle gare, sulle competenze dei C:d.A. e sugli eventuali conflitti di interesse, problemi procedurali sicuramente importanti, ma sulla cessione delle società, questione essenziale, nessun tentennamento.

Non è neppure stata presa in esame la possibilità di esplorare e confrontarsi con esperienze virtuose di gestione in house attive in Italia ed in Europa, interessanti esempi di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini nella gestione delle società che erogano i servizi.

Tutto sommato niente di che stupirsi: il liberismo in economia è culturalmente egemone in questa fase storica( anche se tante contraddizioni stanno affiorando), è da almeno un decennio che le direttive del Fondo Monetario e della Banca Centrale Europea spingono, per conto delle lobby e con il consenso dei governi, alla privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni, con l’obiettivo di favorire l’accesso a nuovi spazi di mercato del capitale finanziario e industriale.

Non mi convince, perché troppo limitato, il futuro prospettato per S.C.R.P. di “centrale unica di committenza” e la mia speranza è che i Sindaci sappiano immaginare e dare sostanza ad una società pubblica che sia davvero utile ai cittadini del cremasco, che non sia per intenderci, un ente inutile tenuto in piedi per garantire una fonte di reddito ad amici e conoscenti.

Mario Lottaroli

 

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